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GINKGO
(Ginkgo biloba)

FAMIGLIA: Ginkgoaceae
ginkgo

HABITAT: è il solo sopravvissuto di un ordine che fu molto comune sulla terra fino all'era terziaria. Sono stati trovati resti fossili di Ginkgo biloba vecchi di circa 200 milioni di anni. Si trova in Cina e in Corea, e attualmente è coltivato negli Stati Uniti e in Europa.
PARTE USATA: le foglie.
PREPARAZIONI FARMACEUTICHE CONSIGLIATE: estratto secco titolato in terpeni totali 5-7% e in Ginkgoflavonoidi 22-27% (Commissione E tedesca) chiamato in sigla EGB761. Il suo dosaggio giornaliero va da 120 a 240 mg. nell'adulto, suddiviso in una o due somministrazioni possibilmente lontano dai pasti.
COMPOSIZIONE CHIMICA: la pianta è molto ricca di flavonoidi. I composti chimici caratteristici di questa pianta sono i diterpeni, più noti col nome di ginkgolidi A, B, C, J e M, e il bilobalide.
PROPRIETÀ TERAPEUTICHE: Azione sul sistema nervoso centrale: il ginkgo biloba (EGB761) esercita azione nutritiva e protettiva sui neuroni corticali cerebrali. E' noto che nell'animale anziano si ha un calo dei recettori cerebrali per la serotonina di circa il 20% rispetto all'animale giovane, senza alterazione del legame serotonina-recettore. Il Ginkgo aumenta del 33% il numero dei recettori, dovuto probabilmente al positivo effetto della pianta sulle membrane neuronali, legato anche all'effetto antiradicalico.
Inoltre il Ginkgo ostacola il declino della funzione colinergica cerebrale tipico degli animali anziani. Va ricordato che il sistema colinergico è quello che controlla la memoria, l’attenzione e la funzionalità mentale in generale. Uno studio nel ratto ha indagato l’effetto dell’EGB 761 sui livelli cerebrali di catecolamine, di dopamina e di serotonina e su quelli plasmatici di corticosterone, in animali sottoposti a stress da prigionia. Si è visto che l’EGB 761 favoriva l’aumento delle catecolamine cerebrali, della dopamina e della serotonina indotto dallo stress e incrementava anche i livelli plasmatici di corticosterone. Questo significa che l’EGB761 aumenta i livelli delle sostanze ad azione antidepressiva e psicostimolante nel cervello.
Numerosi studi clinici hanno valutato l'efficacia di questa pianta somministrata a dosi variabili tra i 40 e i 160 mg. al giorno per 12 settimane, in alcuni casi per 24 e in un caso per 48 settimane, in pazienti con disturbi caratterizzati da alterazioni della memoria, vertigini e ronzii alle orecchie. I test valutativi erano quelli correntemente usati in tutto il mondo per valutare la funzionalità mentale. Tutti mostravano miglioramenti statisticamente significativi dopo la terapia, con percentuali di miglioramento oscillanti tra il 60 e il 75% dei soggetti trattati. Il numero di pazienti con decadimento cerebrale senile coinvolti in questi studi è stato di circa 12.000.
Uno studio clinico è stato condotto in pazienti con deficit di memoria di tipo senile. Essi ricevevano una dose di estratto secco titolato di ginkgo di 240 mg o un placebo 1 ora prima di sottoporsi al dual coding test, che misura la velocità di elaborazione delle informazioni. I pazienti trattati col ginkgo hanno avuto un punteggio finale del test migliore del 30% rispetto a quelli che ricevevano il placebo. Queste azioni sono tipiche della frazione terpenica della pianta, mentre sono virtualmente assenti nelle altre.
Uno studio clinico ha indagato l’effetto dell’EGB761 alla dose di 120 mg al giorno sulla vita quotidiana e sul comportamento in volontari sani di età superiore a 60 anni. Sono stati arruolati 1570 soggetti, che ricevevano per bocca 120 mg al giorno di EGB761 o un placebo per 4 mesi, che dovevano compilare un apposito questionario riguardante le abitudini di vita quotidiane, il comportamento e il sonno. I partecipanti erano divisi in 4 gruppi: 1)pazienti con EGB 761 sia nei 4 mesi dello studio sia nei successivi 6 mesi, 2)pazienti che ricevevano l’EGB761 solo nei 4 mesi dello studio ma non dopo, 3)pazienti che ricevevano l’EGB761 solo nei 6 mesi dopo lo studio e 4)pazienti trattati solo col placebo. La valutazione era fatta tramite apposite scale di valutazione del comportamento. Al termine dello studio si è visto che i pazienti del gruppo 1 erano quelli con i maggiori benefici, ed erano seguiti da quelli del gruppo 2, che mostravano un peggioramento dei punteggi delle scale suddette alla cessazione del trattamento. Lo studio dimostra che l’EGB761 ha un’azione favorevole sul comportamento e sulle dinamiche della vita quotidiana in pazienti di età superiore ai 60 anni apparentemente sani.
Ci sono pochi dati sull’effetto dell’EGB 761 sulla funzionalità mentale in soggetti giovani e privi di deficit mentali. Questo studio ha quindi indagato l’effetto dell’EGB 761 su volontari sani senza note di deficit mentali. Lo studio, con durata di 4 settimane, ha arruolato 66 soggetti, di età compresa tra i 50 e i 60 anni senza note di deficit cognitivi. 32 di essi assumevano EGB 761 alla dose di 120 mg due volte al giorno (totale 240 mg al giorno) e 34 un placebo. La valutazione era fatta ricorrendo ai principali test per valutare la funzionalità mentale Si utilizzavano anche altri 15 test per valutare più accuratamente le condizioni mentali dei pazienti. Le differenze in tutti i test eseguiti erano in favore dei pazienti trattati con l’EGB 761. Anche i risultati dei 15 test secondari erano in favore dei pazienti del gruppo ginkgo. Non sono stati osservati evidenti effetti collaterali. I risultati di questo studio indicano che 240 mg al giorno di EGB 761 sono significativamente migliori del placebo nel favorire la memoria e l’attenzione in soggetti senza deficit cognitivi.
Azione sul circolo venoso: la principale attività attribuita ai flavonoidi di cui il ginkgo è simile a quella della vitamina P, che diminuisce la permeabilità dei capillari sanguigni e aumenta la loro resistenza. Alcuni studi clinici fatti su pazienti con insufficienza venosa agli arti inferiori hanno dimostrato che l’EGB761 diminuiva i sintomi tipici di queste persone e riduceva il gonfiore alle caviglie e le dimensioni dei capillari e/o delle varici venose. In questi studi non sono mai stati osservati effetti collaterali pericolosi.
Azione antiradicalica: si è notato che i flavonoidi sono dei validi antagonisti dei radicali liberi, perché reagiscono con essi impedendo i danni alle cellule causati dalla loro intensa reattività a livello dei fosfolipidi della membrana cellulare. Il ginkgo è una delle piante a più forte azione antiradicalica, e quindi è uno dei migliori protettori dei tessuti dell’organismo.
Azione protettiva sul cuore: il ginkgo protegge il cuore sia per la sua azione antiossidante e antiradicalica sia per la sua capacità di interferire con i meccanismi che regolano la coagulazione del sangue. Infatti questa pianta riduce l'aggregabilità delle piastrine e migliora la fluidità del sangue, facilitandone lo scorrimento nei capillari sanguigni.
Uno studio è stato effettuato sul coniglio, allo scopo di valutare i danni da ischemia e successiva riperfusione a livello miocardico. Si è notato che un estratto di ginkgo iniettato nell'arteria coronaria ha ostacolato molto bene il danno cardiaco dovuto all’ischemia. Infatti le lesioni alle cellule del cuore erano molto meno gravi negli animali trattati col ginkgo rispetto ai controlli. Questi risultati potrebbero essere interpretati come un effetto protettivo di questa pianta sul cuore sofferente.
Tutti gli studi effettuati sinora sembrano dimostrare che il ginkgo non ha effetti rilevanti sui principali parametri di funzionalità cardiaca in assenza di ischemia, mentre durante l'ischemia stessa e la successiva fase di riperfusione riduce in modo significativo le aritmie cardiache frequenti in queste condizioni e i danni a carico delle cellule del cuore dovuti principalmente ai radicali liberi, dando luogo nel contempo ad un certo miglioramento della funzionalità cardiaca.
Azione antiaggregante piastrinica: I ginkgolidi, in particolare il ginkgolide B, sono degli inibitori dell'aggregazione piastrinica attraverso l’inibizione del PAF (Platelet activating factor), che è una sostanza prodotta dalle piastrine stesse e dalle cellule della parete dei vasi sanguigni che favorisce l'aggregazione delle piastrine.
In uno studio un gruppo di pazienti con insufficienza cerebrovascolare trattati con estratto di Ginkgo biloba tipo EGB761 mostravano una significativa riduzione della viscosità del sangue e un significativo aumento della deformabilità dei globuli rossi nei confronti del gruppo placebo.
Un altro studio ancora effettuato nell'uomo ha dimostrato che, dopo 60 minuti dall'assunzione di 150 mg. di EGB761 per bocca, si notava un aumento dei globuli rossi nei capillari sanguigni pari al 47% rispetto a quello presente nel gruppo placebo. Questo significa che l’EGB761 aumenta la circolazione del sangue nei capillari
Azione sui vasi sanguigni degli arti inferiori: sono stati fatti alcuni studi clinici su pazienti con grave restringimento delle arterie degli arti inferiori, con insorgenza di dolori ai polpacci dopo un breve tragitto compreso tra i 150 e i 200 m. In uno di questi si somministrava per bocca l'estratto di ginkgo alla dose di 120 mg. al giorno per 6 mesi, con valutazione della distanza percorsa dopo 2 mesi (+ 19 m.), 4 mesi (+ 34 m.) e 6 mesi (+ 41 m) rispetto al placebo.
Una valutazione degli studi esistenti ha cercato di fare il punto sulla letteratura esistente per quanto riguarda ginkgo e restringimento delle arterie delle gambe (detta in termine tecnico arteriopatia obliterante degli arti inferiori). Sono stati selezionati 8 studi clinici di soddisfacente qualità. Si è visto che la distanza di marcia nei pazienti trattati col ginkgo era mediamente di 34 m. maggiore rispetto a quella dei soggetti trattati col placebo. Si tenga presente che la distanza media di marcia prima dell’insorgenza del dolore all’inizio della terapia con EGB761 era di circa 150 m. Gli effetti collaterali registrati in tutti questi studi sono stati lievi e transitori. La valutazione conclude che l’EGB 761 può essere utile in pazienti con arteriopatia obliterante degli arti inferiori.
Azione sull'occhio: importanti sono gli effetti positivi del Ginkgo sull'occhio. I danni alla retina sono accompagnati dal rilascio di enzimi dannosi per la retina stessa, i cui effetti negativi sono notevolmente amplificati dai radicali liberi. Il ginkgo è capace di intrappolare la maggior parte di questi radicali liberi, riducendo notevolmente la quantità di radicali liberi che possono raggiungere i vasi sanguigni della retina e danneggiarli.
Alcuni studi clinici hanno valutato l’effetto del ginkgo sulla retinopatia diabetica. Sono stati arruolati pazienti diabetici con una retinopatia diabetica precoce confermata dall’angiografia, associata ad un’alterazione della visione dei colori blu e giallo. Essi ricevevano per bocca l’EGB 761 alla dose di 120 mg al giorno o un placebo per 6 mesi. La valutazione era fatta utilizzando i test per valutare il danno oculare prima della terapia e al suo termine. Si è visto che i pazienti del gruppo Ginkgo mostravano un miglioramento delle loro condizioni oculari al termine del trattamento, mentre i pazienti del gruppo placebo erano invece peggiorati. Non sono stati rilevati effetti collaterali significativi.
Azione a livello dell’orecchio: Una valutazione degli studi clinici esistenti ha considerato 19 studi clinici relativi all’effetto del Ginkgo sui disturbi dell’udito e sulle vertigini. In essi il risultato clinico del ginkgo è risultato superiore a quello del placebo. Tutti gli studi hanno evidenziato che il risultato clinico era tanto migliore quanto più precocemente veniva iniziato il trattamento. In tutti gli studi l’incidenza degli effetti collaterali è stata molto bassa, e non sono mai state registrate reazioni avverse pericolose.
Azione antiallergica: l’estratto di Ginkgo è utile anche in pazienti che soffrono di allergia. Infatti esso riduce la liberazione di istamina, che è una sostanza di grande importanza per i fenomeni allergici, da parte di cellule particolari chiamati mastociti. Inoltre il Ginkgo ostacola il legame del PAF (Platelet aggregating factor) con le cellule della mucosa dei bronchi, riducendo quindi nettamente il restringimento dei bronchi causato da questa sostanza.

  • Le principali indicazioni dell'estratto di questa pianta sono dunque le seguenti:
  1. trattamento dei sintomi dell'insufficienza venosa e linfatica, quali gambe pesanti, crampi, dolori e gonfiore alle caviglie.
  2. trattamento della fragilità capillare a livello cutaneo o delle mucose (sanguinamenti dal naso e/o dalle gengive, ecchimosi).
  3. trattamento dei sintomi legati alle emorroidi.
  4. disturbi della circolazione retinica e del resto dell’occhio, in eventuale associazione con altri trattamenti.
  5. turbe della circolazione cerebrale in soggetti anziani, con deficit di memoria.
  6. trattamento coadiuvante nei fatti ischemici cerebrali, cardiaci e a carico dei vasi arteriosi degli arti inferiori.
  7. trattamento dei disturbi dell'orecchio quali diminuzione dell’udito, vertigini e ronzii.
  8. trattamento coadiuvante nelle manifestazioni allergiche cutanee e respiratorie, con o senza componente infiammatoria.
  9. trattamento preventivo della malattia aterosclerotica, in particolare nei soggetti a rischio.
  • Azione prevalente: cardio-vasoprotettiva, protettiva neuronale.
  • Altre azioni: antiallergica, protettiva venosa, antivertiginosa.

EFFETTI COLLATERALI: Recentemente è stata fatta una valutazione su tutti gli studi clinici riguardanti il ginkgo biloba, per complessivi 10815 pazienti, da cui emerge il seguente quadro relativo agli effetti collaterali:
-Malessere generale 0,034
-Emicrania 0,22
-Disturbi gastrointestinali 0,14
-Diarrea 0,14
-Reazioni allergiche 0,09
-Nervosismo e irrequietezza 0,07
-Disturbi del sonno 0,06
-Altri effetti collaterali 0,63
-Totale generale 1,69
In rari casi e a dosaggi elevati può provocare dolori addominali talvolta con diarrea.
In alcuni rari casi può dare reazioni allergiche di tipo cutaneo.
CONTROINDICAZIONI: Recentemente sono stati pubblicati alcuni lavori, dai quali risultano alcuni casi di ematomi cerebrali in pazienti in terapia con estratto di ginkgo biloba e con farmaci anticoagulanti come il warfarin. Va precisato che tutti questi pazienti sono guariti completamente sospendendo il trattamento. Ne deriva che l’assunzione di ginkgo biloba è controindicata in pazienti che assumono farmaci anticoagulanti.
Uno studio clinico ha valutato l’effetto dell’EGB761 sul tempo di sanguinamento in pazienti anziani con deficit mentale. Sono stati arruolati 40 pazienti di età compresa tra i 65 e i 79 anni, che assumevano 240 mg al giorno di EGB761 o un placebo per 7 giorni. Si valutavano tutti i principali esami della coagulazione del sangue prima e dopo la terapia. Non sono state notate alterazioni significative di nessuno dei parametri esaminati nè nel gruppo ginkgo nè in quello placebo, indicando che l’EGB761 non sembra capace di causare fenomeni emorragici nel paziente anziano.
Si consiglia di non assumere estratti di ginkgo biloba nei 5-7 giorni antecedenti un intervento chirurgico e nei 2-3 giorni successivi allo stesso, a causa della possibile insorgenza di problemi emorragici.
Controindicato in gravidanza e durante l’allattamento.
INTERAZIONI CON FARMACI: Può potenziare l'azione dei farmaci antiaggreganti piastrinici e anticoagulanti.
Va usato con cautela in pazienti epilettici in terapia con sodio valproato e carbamazepina, poichè può ridurne l'effetto farmacologico. E’ segnalato il caso di due pazienti epilettici in buon compenso, che hanno avuto nuovamente crisi epilettiche dopo aver assunto estratto secco titolato (EGB761) di ginkgo biloba per due settimane.
Può potenziare l'azione dei farmaci antidepressivi triciclici e dare importanti disturbi psichici se preso in associazione con la fluoxetina e il buspirone.
Il ginkgo può provocare l’insorgenza di uno stato comatoso se associato col trazodone, specialmente se quest’ultimo viene usato a dosi elevate.
Uno studio nel ratto ha dimostrato che l’EGB 761 aumenta la tossicità dell’amikacina, un antibiotico aminoglicosidico, a livello dell’orecchio. Pertanto andrebbe evitata la contemporanea somministrazione del Ginkgo e degli aminoglicosidi per non causare tossicità alle orecchie.
Il Ginkgo provoca una netta riduzione dell’azione ipotensiva della nicardipina, un farmaco ad azione calcioantagonista che serve per abbassare la pressione arteriosa.
DATI TOSSICOLOGICI: La tossicità acuta per via orale è indeterminabile, poichè anche un dosaggio di 5 g per kg di peso non ha prodotto effetti tossici significativi. La tossicità dopo somministrazioni ripetute per 6 mesi di 500 mg per kg di peso al giorno di EGB761 nel ratto risulta praticamente nulla.
La somministrazione di EGB761 per bocca al ratto per un periodo di 104 settimane alle dosi di 4, 20 e 100 mg per kg di peso al giorno ha determinato solo un modesto calo del peso corporeo.

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