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Piante officinali principali » SOIA
SOIA
(Glycine max)

FAMIGLIA: Fabaceae
soia

HABITAT: originaria delle regioni temperate della Cina, attualmente è estesamente coltivata in molti paesi del mondo, in particolare negli Stati Uniti.
PARTE USATA: il frutto.
PREPARAZIONI FARMACEUTICHE CONSIGLIATE: estratto secco nebulizzato e titolato in isoflavoni al 40%, la cui dose giornaliera va da 150 a 200 mg., in due somministrazioni preferibilmente lontano dai pasti. La dose giornaliera ottimale di isoflavoni è di circa 1 mg per kg di peso corporeo, mentre la dose massima di isoflavoni utilizzabile in Italia è di 80 mg al giorno.
COMPOSIZIONE CHIMICA: le sostanze dotate di azione estrogenosimile sono dei flavonoidi, in particolare degli isoflavoni come la daidzeina, la genisteina e alcuni altri, presenti nel fitocomplesso di questa pianta.
 PROPRIETÀ TERAPEUTICHE: Effetti endocrini: sono stati studiati gruppi di donne in premenopausa, che consumavano giornalmente 60 g. o 28 g. di proteine di soia per un periodo di 9 mesi. Si è notato che le donne che consumavano la dose maggiore mostravano un allungamento statisticamente significativo della fase follicolare (quella precedente l'ovulazione) del ciclo mestruale e una riduzione ugualmente significativa dei picchi di progesterone nella fase luteinica (quella successiva all'ovulazione) del ciclo.
E’ stata anche dimostrata una riduzione dei picchi di LH e di FSH, gli ormoni prodotti dall'ipofisi capaci di stimolare gli organi genitali e riproduttivi femminili, che si osservano normalmente durante il ciclo mestruale. Vi è anche stato un calo dei livelli di colesterolo totale nel sangue, senza variazioni apprezzabili del colesterolo HDL. Non vi sono state alterazioni nella regolarità del ciclo mestruale. Questi dati indicano che gli isoflavoni di soia agiscono come estrogeni deboli.
Sono stati fatti numerosi studi per valutare l'effetto di queste sostanze sui disturbi tipici della menopausa, in particolare sulle vampate di calore. E’ emerso che le donne che ricevevano la soia riferivano una certa riduzione dei sintomi tipici della menopausa e un conseguente miglioramento della loro qualità di vita, accompagnati da una moderata diminuzione dei livelli plasmatici di colesterolo. Questi effetti positivi non erano accompagnati da aumento dei trigliceridi e da modificazione dell’epitelio vaginale e delle mammelle, che sono invece tipici della terapia con estrogeni di sintesi.
Una recente valutazione degli studi clinici ha raccolto gli studi fatti con gli isoflavoni di soia per valutare l’effetto di questi ultimi sui disturbi neurovegetativi della menopausa. Sono stati scelti solo studi fatti con preparazioni a base di soia o di isoflavoni, senza altri tipi di piante medicinali. Sono stati selezionati 13 studi clinici che soddisfacevano i requisiti suddetti. Quattro di questi studi indicavano una netta superiorità della soia rispetto al placebo sui disturbi menopausali, tre indicavano una superiorità della soia solo modesta rispetto al placebo e sei non riscontravano che la soia fosse superiore al placebo nel ridurre i sintomi suddetti. Si può quindi dire che la soia e i suoi derivati sembrano avere una certa efficacia sui disturbi neurovegetativi della menopausa, ma è difficile esprimere un parere definitivo in merito. Molto positivo è il fatto che in tutti questi studi non siano stati riscontrati effetti collaterali degni di nota.
Azione sull’osso: l’estratto di soia titolato in isoflavoni ha dimostrato di inibire l’attività degli osteoclasti, che sono le cellule che distruggono l’osso, e di aumentare invece l’attività degli osteoblasti, che sono le cellule che costruiscono l’osso nuovo. Inoltre essi aumentano l’assorbimento intestinale del calcio, riducono l’eliminazione del calcio attraverso le urine e collaborano con la vitamina D3 nel favorire la fissazione del calcio nell’osso.
Sono stati fatti molti studi clinici su donne in menopausa con osteoporosi, per valutare l'effetto degli isoflavoni su questa malattia. Al termine di essi la mineralometria ossea computerizzata (MOC), che è un esame che permette di valutare con precisione la massa ossea, evidenziava un mantenimento del contenuto minerale e della densità dell’osso nelle vertebre lombari, nel femore e nel bacino. Tutti questi studi indicano che gli isoflavoni di soia somministrati a partire dalla fase iniziale della menopausa sono in grado di ostacolare fortemente la perdita di massa ossea tipica della donna in menopausa.
Uno studio clinico di popolazione ha esaminato il rapporto tra il consumo di soia e il rischio di fratture in 24403 donne cinesi in menopausa. Si esaminava l’assunzione giornaliera di soia tramite un apposito questionario e si esaminavano i risultati dopo due anni. Al termine di questo periodo sono state registrate 1770 fratture post-traumatiche. Dopo aggiustamento per età, fattori di rischio di osteoporosi, condizioni socioeconomiche e alimentazione il rischio relativo di fratture era di 1.00 nelle donne che non ingerivano isoflavoni, di 0.72 in quelle che ne ingerivano meno di 10 mg. al giorno, di 0.69 in quelle che ne ingerivano da 11 a 30 mg. al giorno, di 0.64 in quelle che ne ingerivano da 31 a 50 mg al giorno e di 0.63 per quelle che ne ingerivano più di 50 mg al giorno. I rischi relativi di fratture comparando il gruppo a ingestione 0 e quello a ingestione superiore a 50 mg erano di 0,52 per le donne in menopausa da non più di 10 anni e di 0,71 per quelle in menopausa da più di 10 anni. Lo studio indica che il consumo di soia può ridurre il rischio di fratture nelle donne in menopausa, in particolare in quelle nel primo decennio della menopausa stessa.
Azione sul colesterolo: come noto da tempo, la soia ha la capacità di ridurre il colesterolo. E’ noto che l’ossidazione delle LDL, le particelle di colesterolo che si depositano nella parete delle arterie, e la proliferazione cellulare sono importanti per lo sviluppo delle lesioni aterosclerotiche vascolari. Gli isoflavoni sono dei potenti inibitori dell’ossidazione delle LDL e della proliferazione cellulare, per cui aiutano a rallentare lo sviluppo dell’aterosclerosi.
Sono stati fatti finora 50 studi clinici sull’efficacia della soia nell’abbassare il colesterolo, la cui valutazione indica che con una dose media di 47 g. al giorno di proteina di soia si è avuto un calo del colesterolo totale del 9,3%. Tutti questi studi indicano che la sostituzione, meglio se totale, delle proteine animali con quelle di soia porta ad un calo significativo del colesterolo LDL, che è in media del 3,3% in pazienti con livelli normali di colesterolo, ma raggiunge il 25% in pazienti con colesterolo superiore a 300 mg./dl.
Una recente valutazione degli studi clinici esistenti (Febbraio 2005) ha analizzato l’effetto delle proteine di soia e degli isoflavoni in esse contenuti sul colesterolo e sui trigliceridi. Sono stati inseriti 23 studi clinici controllati pubblicati tra il 1995 e il 2003. Si è notato che le proteine di soia contenenti isoflavoni riducevano il colesterolo totale del 3,77%, il colesterolo LDL (quello cattivo) del 5,25% e i trigliceridi del 7,27%, con un aumento del colesterolo HDL (quello buono) del 3,03%. L’effetto positivo delle proteine di soia sul colesterolo e sui trigliceridi era maggiore negli uomini rispetto alle donne ed era tanto maggiore quanto maggiore era il livello di colesterolo prima della terapia. L’effetto delle proteine di soia sul colesterolo era ottimale per un’ingestione giornaliera di isoflavoni pari o superiore a 80 mg al giorno. Si è anche visto che gli effetti delle proteine di soia sul colesterolo totale, sul colesterolo LDL e sui trigliceridi erano rapidi e massimali per studi inferiori ai 3 mesi, mentre l’azione sul colesterolo HDL era ottimale solo negli studi di durata superiore ai 3 mesi.
Azione cardioprotettiva e vasoprotettiva: La capacità degli isoflavoni di proteggere le LDL dall’ossidazione ostacola l’aggregazione piastrinica, poiché è stato dimostrato che le LDL ossidate favoriscono tale evento. Inoltre gli isoflavoni, in particolare la genisteina, ostacolano la vasocostrizione delle arterie coronarie indotta dall'acetilcolina e riducono l'accumulo nelle piastrine di serotonina, le cui proprietà vasocostrittive sono aumentate dal colesterolo alto e dall'aterosclerosi. Questi risultati sono stati confermati in uno studio su un gruppo di scimmie, che ricevevano una dieta molto ricca di grassi per un periodo di 6 mesi, addizionata con gli isoflavoni o con un placebo. In questi animali la riduzione del flusso sanguigno in risposta all'iniezione endovenosa di sostanze capaci di causare vasocostrizione era significativamente minore nelle arterie coronarie degli animali del gruppo soia rispetto a quelli del gruppo placebo.
Uno studio clinico di popolazione ha arruolato 64915 donne di età compresa tra i 40 e i 75 anni, con diagnosi di ischemia cardiaca, ictus cerebrale, cancro o diabete. Questi soggetti dovevano compilare un questionario alimentare, allo scopo di accertare il loro consumo giornaliero di cibi a base di soia. Dopo 2,5 anni di durata dello studio sono stati registrati 62 casi di ischemia cardiaca acuta (43 non fatali e 19 fatali). Vi era una chiara relazione tra l’ingestione di cibi a base di soia e il rischio di ischemia cardiaca, con un rischio cardiovascolare nettamente più basso nelle donne col maggior consumo di soia (più di 50 mg. al giorno di isoflavoni) rispetto a quelle a più basso consumo di soia (meno di 10 mg di isoflavoni al giorno). Questo studio dimostra per la prima volta che un elevato consumo di soia può ridurre il rischio di ischemia cardiaca nell’uomo.
Isoflavoni e flora batterica intestinale: gli isoflavoni sono presenti nella soia sotto forma di glicosidi. Questo significa che sono legati a zuccheri, che però ne riducono l’assorbimento nel grosso intestino dell’uomo. L’assorbimento degli isoflavoni nell’intestino è molto migliore se vengono dati insieme all’inulina o ai frutto-oligosaccaridi (FOS), che sono fibre vegetali capaci di stimolare la crescita dei batteri intestinali utili. Questi attaccano gli isoflavoni e li rendono più facilmente assorbibili dall’intestino.

  • Indicazioni principali: sindrome menopausale, osteoporosi postmenopausale, coadiuvante nella prevenzione della malattia aterosclerotica.
  • Azione principale: antiosteoporotica, preventiva della malattia aterosclerotica.
  • Altre azioni: utile nel contrastare i sintomi della sindrome menopausale e di quella premestruale.

EFFETTI COLLATERALI: nessuno degno di nota.
CONTROINDICAZIONI: non utilizzare in pazienti con sospette lesioni tumorali o decisamente tumorali in atto a carico della mammella e/o dell’apparato genitale femminile.
Controindicata in gravidanza e durante l’allattamento.
INTERAZIONI CON FARMACI: gli isoflavoni riducono l’effetto del tamoxifene, un farmaco antitumorale. E’ quindi evidente che le donne che prendono il tamoxifene non devono assumere l’estratto secco di soia e neppure mangiare cibi a base di soia.
Gli isoflavoni possono aumentare i livelli della teofillina nel sangue.
DATI TOSSICOLOGICI: I nati di sesso femminile esposti alla genisteina (l’isoflavone più abbondante nella soia) avevano un ritardo della pubertà, mentre le femmine esposte allo stilbestrolo, un estrogeno chimico, avevano cicli vaginali atipici. Questi dati confermano che l’esposizione prenatale agli estrogeni può influenzare la differenziazione sessuale nel ratto, e questo può verificarsi anche per gli isoflavoni come la genisteina.
Uno studio nel ratto ha esaminato l’effetto di una miscela di isoflavoni composta dal 45% di genisteina, dal 23% di daidzeina e dal 4% di gliciteina sulla fertilità maschile. Tale miscela era somministrata agli animali per 1 anno a dosi decisamente elevate (200 mg per kg di peso al giorno). Si è notato che anche la dose maggiore non produceva evidenti effetti tossici sugli animali o alterazioni del peso corporeo. Le dimensioni e il peso dei testicoli e dell’epididimo erano quasi uguali nel gruppo soia rispetto al gruppo di controllo, e così pure l’esame degli organi suddetti. Non si notavano effetti apprezzabili sulla conta degli spermatozoi, sulla produzione di sperma o sull’aspetto e sulla vitalità degli spermatozoi. Questo studio indica che anche alte dosi di isoflavoni non hanno alcuna tossicità sull’apparato riproduttivo del ratto maschio.
Uno studio clinico controllato ha valutato gli effetti ormonali e metabolici della somministrazione cronica (6 mesi) di isoflavoni in 48 bambini di età media di 37 mesi, 27 maschi e 21 femmine. Si eseguiva una serie di esami del sangue e delle urine per rivelare eventuali effetti tossici degli isoflavoni. 18 bambini con le stesse caratteristiche servivano da gruppo di controllo. Nessuno dei parametri esaminati nei bimbi del gruppo soia aveva valori diversi da quelli osservati nei soggetti del gruppo di controllo al termine della sperimentazione. Lo studio conclude affermando che la somministrazione cronica di isoflavoni non causa effetti ormonali di tipo estrogenico nei bambini.
Uno studio clinico ha valutato l’eliminazione degli ormoni steroidi sessuali nelle urine di 20 volontarie sane di età compresa tra gli 8 e i 14 anni che assumevano farina di soia con la dieta o una farina placebo per 2 mesi. Gli steroidi sessuali (estrone, estradiolo, estriolo, testosterone e pregnandiolo) venivano misurati tramite gas cromatografia. Al termine della sperimentazione nelle partecipanti del gruppo soia si notava un lieve e non significativo aumento degli androgeni e degli estrogeni e un lieve e non significativo calo del pregnandiolo, confermando che il consumo di soia non altera in modo significativo l’assetto ormonale delle femmine poco prima della pubertà o all’inizio della pubertà.

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